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Regolamento 5 settembre 2017, n. 48/R

Regolamento di attuazione della legge regionale 12 gennaio 1994, n. 3 (Recepimento della Sito esternolegge 11 febbraio 1992, n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”) e della legge regionale 9 febbraio 2016, n. 10 (Legge obiettivo per la gestione degli ungulati in Toscana. Modifiche alla l.r. 3/1994 ).

Bollettino Ufficiale n. 36, parte prima, del 13 settembre 2017

TITOLO VI
Gestione faunistico venatoria e modalità di prelievo degli ungulati
CAPO I
Regole generali per la gestione faunistico venatoria degli ungulati
Art. 64
Organizzazione della gestione (articoli 4 e 6 della l.r. 10/2016 )
1. La gestione degli ungulati è realizzata per ciascun comprensorio di cui all'articolo 6 bis della l.r. 3/1994 tramite unità di gestione costituite dai distretti, dagli istituti faunistici e dalle aree protette.
2. Nel caso di aree protette o istituti faunistici a cavallo tra due comprensori la gestione avviene di concerto tra i medesimi.
Art. 65
1. La competente struttura della Giunta regionale indica in apposite linee guida le modalità per il monitoraggio degli ungulati da parte degli ATC, dei titolari degli istituti faunistici e dai responsabili delle aree protette.
2. I dati relativi al monitoraggio sono inseriti sul SIFV di cui all’articolo 96. Gli ATC si dotano di sistemi “web-gis” di raccolta, gestione e comunicazione dei dati informatizzati compatibili con il SIFV e che garantiscano l’accesso agli uffici regionali.
3. Fino alla predisposizione del sistema informativo i dati devono essere inviati con le modalità stabilite dalla competente struttura della Giunta regionale su specifiche schede predisposte dalla competente struttura della Giunta regionale.
4. Gli ATC organizzano la raccolta dei dati di censimento, monitoraggio e prelievo in modo omogeneo da parte dei cacciatori iscritti, raccogliendoli per unità di gestione.
Art. 66
Gestione degli ungulati nelle aree vocate (articolo 6 della l.r. 10/2016 )
1. Gli ATC ed i soggetti gestori degli istituti faunistici e delle aree protette per la predisposizione della proposta di piano annuale di gestione degli ungulati di cui all'articolo 6, comma 2 della l.r. 10/2016 , relativa al territorio di propria competenza, possono instaurare forme di collaborazione nelle fasi di monitoraggio e redazione dei rispettivi piani. L'ATC raccoglie i piani di ciascuna unità di gestione per la loro organizzazione ed omogeneizzazione a livello di comprensorio.
2. Il piano annuale di gestione ungulati del comprensorio è costituito, per ciascuna specie, dalle seguenti parti:
a) stima della consistenza e struttura delle popolazioni presenti nel comprensorio;
b) ripartizione ed analisi dei danni, suddivisi tra richiesti, periziati e liquidati, del periodo precedente riferiti a ciascuna coltura danneggiata;
c) quantificazione e ripartizione delle diverse misure di prevenzione poste in essere;
d) ripartizione complessiva del prelievo effettuato nella stagione precedente e relazione con i piani assegnati;
e) piano di prelievo, caccia e/o controllo, per ciascuna unità di gestione e sua ripartizione.
3. Le informazioni di cui al comma 2 sono riassunte, per ciascuna unità di gestione, in schede predisposte dalla competente struttura della Giunta regionale. Le informazioni cartografiche sono prodotte in formato digitale shp.
4. La proposta di piano del comprensorio è predisposta dall'ATC, sentiti i responsabili dei distretti ed trasmessa alla Giunta regionale che la approva nei successivi novanta giorni, previo parere dell'ISPRA.
5. La competente struttura della Giunta regionale esamina la proposta di piano del comprensorio, anche avvalendosi dell'osservatorio per la fauna e l'attività venatoria di cui all'articolo 10 della l.r. 3/1994 , e ne valuta la rispondenza con le linee guida di cui all'articolo 65 anche attraverso specifici incontri tecnici con l'ATC e i rappresentanti delle unità di gestione. La competente struttura della Giunta regionale può chiedere integrazioni e modifiche finalizzate alla migliore gestione delle popolazioni, dell'attività di prelievo e della prevenzione dei danni.
Art. 67
Gestione degli ungulati nelle aree non vocate (articolo 4 della l.r. 10/2016 )
1. La competente struttura della Giunta regionale anche avvalendosi dell'osservatorio di cui all'articolo 10 della l.r. 3/1994 , sentiti gli ATC, provvede annualmente entro il 30 aprile a predisporre la proposta di piano di prelievo per ciascuna specie per le aree non vocate incluse nel comprensorio sulla base dei dati di prelievo e di monitoraggio comunicati dagli ATC e dai rappresentanti delle unità di gestione in esse incluse.
2. L'attuazione degli interventi di prelievo nelle aree non vocate per gli ungulati è organizzata dai soggetti gestori delle unità di gestione incluse.
3. Per ciascun comprensorio le attività di consegna dei contrassegni e di consegna e ritiro delle schede di prelievo o la gestione dei sistemi di teleprenotazione sono svolte dall'ATC. Il possesso del contrassegno e della relativa scheda di prelievo rappresentano condizione indispensabile per attuare gli abbattimenti. Il soggetto gestore provvede ad organizzare il prelievo fornendo ai cacciatori i contrassegni inamovibili validi per tutte le specie da apporsi senza ritardo sui capi abbattuti e attivando rapide forme di raccolta dei dati di prelievo, sulla base delle indicazioni fornite dalla competente struttura della Giunta regionale.
4. Durante i periodi riservati al prelievo selettivo il soggetto gestore di ciascuna unità di gestione definisce e ripartisce tra i cacciatori i settori di prelievo nei quali attuare gli abbattimenti, garantendone l'accesso nei periodi previsti dal calendario venatorio o dagli atti specifici di pianificazione dei prelievi, di norma mediante l'utilizzo di sistemi telefonici ed informatici di prenotazione delle uscite.
5. Per il prelievo del cinghiale la tecnica della girata, la caccia in forma singola, sia da appostamento che in cerca, sono attuabili nei periodi e negli orari specificatamente fissati dal calendario venatorio. Per l'applicazione della girata i partecipanti non possono essere superiori a dieci compreso il conduttore di limiere abilitato.
6. I cacciatori di ungulati nelle attività di cui al comma 5 e nelle aree non vocate debbono indossare obbligatoriamente indumenti ad alta visibilità.
7. Gli ATC possono richiedere ai cacciatori esercitanti il prelievo selettivo nelle aree non vocate la disponibilità a svolgere attività di monitoraggio, anche nelle aree vocate. Il mancato svolgimento delle attività suddette e la mancata riconsegna delle schede di abbattimento compilate, può comportare l’esclusione o la riduzione del numero di contrassegni consegnati al cacciatore nell'annata successiva.
8. Il prelievo nelle aree non vocate è eseguito a scalare ed esclude l'assegnazione diretta al cacciatore della classe di sesso ed età almeno sino al raggiungimento del 70 per cento del piano di prelievo.
9. Il prelievo selettivo del cinghiale nelle aree non vocate di dimensioni inferiori ai 30 ettari, intercluse nelle aree vocate, è riservato ai cacciatori abilitati iscritti alle squadre del distretto e al conduttore del fondo se abilitato.
Art. 68
Compiti dell’ATC per la gestione faunistico venatoria degli ungulati (articoli 4 e 6 della l.r. 10/2016 , articolo 12 della l.r. 3/1994 )
1. Per la gestione faunistico venatoria degli ungulati il comitato di gestione dell’ATC svolge, in particolare, i seguenti compiti:
a) raccoglie e organizza le proposte di piano annuale e i dati relativi alle popolazioni di ungulati presenti nel comprensorio, redige la proposta di piano annuale di gestione ungulati per le aree vocate del comprensorio e la invia alla competente struttura della Giunta regionale;
b) individua i distretti e organizza, per ciascuna specie, censimenti o stime annuali delle popolazioni anche utilizzando i cacciatori iscritti agli ATC;
c) individua un responsabile per ciascuna unità di gestione di propria competenza per ciascuna specie per l'organizzazione del monitoraggio e del prelievo;
d) assegna ad ogni distretto di gestione posto in area vocata un numero adeguato di cacciatori iscritti all’ATC, abilitati alla caccia di selezione a cervidi e bovidi e alla caccia in braccata al cinghiale e ripartisce fra ciascuna unità di gestione posta in area vocata i capi abbattibili individuati nei piani di prelievo, suddivisi, per cervidi e bovidi, per specie e classe di età, provvedendo, qualora risulti necessario, alla formazione di graduatorie per l'assegnazione delle sottozone di prelievo;
e) assegna i cacciatori alle unità di gestione non conservative;
f) individua, per le aree vocate, le modalità e la localizzazione dei prelievi, individua altresì i settori di prelievo nelle aree non vocate, organizzandoli entro le unità di gestione non conservative;
g) stabilisce l’ammontare del contributo da pagare, entro i limiti stabiliti dalla Giunta regionale, per la partecipazione alla caccia di selezione a cervidi e bovidi e alla caccia al cinghiale, da parte dei cacciatori iscritti ai distretti delle aree vocate e dei non iscritti all’ATC;
h) cura la consegna dei contrassegni inamovibili da porre sui capi abbattuti, l’allestimento e la gestione dei punti di raccolta e controllo dei capi prelevati e le modalità di comunicazione e controllo delle uscite di caccia. Per la caccia al cinghiale in area vocata, l’organizzazione dei punti di raccolta è di norma affidata alle singole squadre. Su indicazione della competente struttura della Giunta regionale raccoglie campioni biologici ed altri dati sui capi abbattuti o comunque pervenuti;
i) inserisce nel SIFV dei dati di censimento e prelievo;
l) inserisce mensilmente nel SIFV i dati georeferenziati relativi ai danni periziati nonché i dati relativi alle opere di prevenzione dei danni predisposte;
m) inserisce nel SIFV i dati geo-referenziati relativi alla suddivisione del territorio dell'ATC nelle diverse unità di gestione, distretti e istituti di competenza, per ciascuna specie di ungulati presenti e, per il cinghiale, la suddivisione in aree di braccata delle aree vocate;
n) fissa, per ogni distretto posto in area vocata, gli oneri a carico dei cacciatori per il risarcimento di eventuali danni causati dalla mancata realizzazione del piano stesso ed altre eventuali misure conseguenti il mancato raggiungimento degli obiettivi gestionali programmati;
o) destina, fissando le procedure relative, la vendita della quota di cervidi e bovidi abbattibili con la caccia di selezione nelle aree vocate, ai cacciatori del distretto, oppure a cacciatori non aventi residenza venatoria o non iscritti o non abilitati accompagnati da cacciatori iscritti al distretto. Nel caso di non completamento della quota suddetta prima dell'inizio della stagione di caccia, assegna comunque i capi in avanzo ai cacciatori del distretto. Analogamente dispone le misure necessarie a favorire la partecipazione dei cacciatori ospiti alle attività di caccia in braccata delle squadre e di selezione;
p) adempie agli obblighi relativi alla gestione delle carni.
Art. 69
Gestione faunistico venatoria degli ungulati nelle aziende faunistico venatorie e agrituristico- venatorie (articoli 4 e 6 della l.r. 10/2016 ; articoli 20 e 21 l.r. 3/1994 )
1. Le aziende faunistico venatorie e agrituristico-venatorie, o loro porzioni, ricadenti in area vocata, costituiscono ciascuna singole unità di gestione del piano annuale di gestione ungulati. In esse i censimenti e il prelievo degli ungulati sono organizzati ed effettuati a cura dal titolare dell’autorizzazione secondo le metodologie indicate nelle linee guida di cui all'articolo 65.
2. Il titolare provvede ad inserire nel SIFV o ad inviare con le modalità stabilite dalla struttura competente della Giunta regionale entro il 30 aprile di ogni anno i dati di censimento, i risultati di prelievo dell'annata precedente e la proposta di piano per l'annata venatoria successiva, compilando gli specifici campi del modello informatizzato.
3. I risultati di prelievo relativi all'area non vocata debbono essere comunicati entro il secondo giorno del mese successivo. Il mancato invio del piano di prelievo e delle informazioni richieste, entro il termine stabiliti possono comportare la sospensione del piano annuale e la mancata approvazione del piano di gestione degli ungulati.
4. Nelle aziende faunistico venatorie e nelle aziende agrituristico venatorie il prelievo selettivo può essere eseguito da cacciatori muniti di abilitazione per la specie di riferimento anche conseguita in altre Regioni o da cacciatori accompagnati da cacciatore abilitato.
5. Gli ungulati abbattuti all’interno delle aziende faunistico venatorie e delle aziende agrituristico venatorie devono essere registrati e bollati con corrispondenti contrassegni numerati inamovibili senza ritardo. Tali contrassegni sono predisposti dall’azienda secondo le specifiche indicate dalla struttura competente della Giunta regionale ad eccezione di quelli relativi alla caccia di selezione al cinghiale che sono ritirati presso l'ATC.
6. Nelle aziende faunistico venatorie e nelle aziende agrituristico venatorie, o in loro porzione, che ricadano in area vocata, durante i periodi consentiti dal calendario venatorio, la caccia al cinghiale può essere esercitata sia in forma singola che in girata e braccata.
7. Il titolare della azienda agrituristico venatoria situata in area vocata organizza il prelievo del cinghiale in braccata attraverso le squadre di caccia operanti nei distretti limitrofi o confinanti, proponendo all’ATC le giornate, le modalità ed il numero dei partecipanti per ciascuna giornata. In assenza di collaborazione o accordo da parte dell’ATC o delle squadre individuate dal titolare, questi può organizzare direttamente il prelievo. La stessa procedura si applica per la caccia di selezione su cervidi e bovidi in area vocata, sostituendo le squadre con i cacciatori di selezione assegnati al distretto.
Art. 70
Recupero dei capi feriti (articoli 4 e 6 della l.r. 10/2016 )
1. Fermo restando che i capi feriti in azione di caccia possono essere recuperati anche dai cacciatori stessi con i propri mezzi, il comitato di gestione dell’ATC organizza forme di recupero dei capi feriti avvalendosi dei conduttori cani da traccia abilitati, iscritti negli albi di cui all'articolo 72, comma1, lettera e).
2. Durante le operazioni di recupero i conduttori di cani da traccia utilizzano cani qualificati in prove di lavoro riconosciute dall'ENCI, in possesso di certificazione valida, e possono utilizzare armi con o senza ottica di puntamento.
3. Il conduttore del cane da traccia, in presenza di personale di vigilanza dell’istituto o con il suo consenso, può effettuare il recupero anche all’interno di aree a gestione privata o poste in divieto di caccia. Il recupero può altresì essere effettuato dal conduttore abilitato, purché accompagnato o sotto il coordinamento del personale della polizia provinciale, nelle aree cacciabili nei giorni e orari di divieto.
4. Gli ungulati feriti ritrovati nel territorio regionale possono essere abbattuti da parte dei soggetti abilitati di cui al comma 1 e rientrano nel conteggio dei piani di prelievo annuali. Gli ATC dispongono dei capi abbattuti in tali circostanze.
Art. 71
Verifiche sui capi abbattuti (articoli 4 e 6 della l.r. 10/2016 )
1. Gli ATC stabiliscono forme, modi e tempi per le verifiche dei capi abbattuti.
2. Per la verifica degli abbattimenti, lo svolgimento di particolari programmi di ricerca o per la realizzazione di mostre dei trofei, su richiesta della Regione o del comitato di gestione dell’ATC, il cacciatore è tenuto a presentare il capo abbattuto ad uno dei punti di raccolta individuati dal comitato stesso per le necessarie verifiche, misurazioni biometriche o prelievi sanitari.
3. Per il monitoraggio sanitario, i responsabili dei distretti e delle altre unità di gestione pubbliche o private devono collaborare, ove richiesto, con le Aziende USL con le modalità stabilite dalle competenti strutture della Giunta regionale.
4. La mancata collaborazione agli obblighi di cui al comma 3 da parte dei responsabili dei distretti comporta l'immediata sospensione dei piani di prelievo autorizzati su segnalazione dell'Azienda USL.
CAPO II
Caccia al cinghiale
Art. 72
Requisiti per l’esercizio della caccia al cinghiale (articoli 4 e 6 della l.r. 10/2016 )
1. Sono abilitati alla gestione faunistico venatoria del cinghiale per la caccia in braccata e girata:
a) i cacciatori abilitati all’esercizio venatorio a seguito di superamento dell’esame di cui all’ articolo 29, della l.r. 3/1994 successivamente al 1° gennaio 1997;
b ) i cacciatori iscritti, alla data del 31 dicembre 1995, nei registri provinciali relativi alle squadre di caccia al cinghiale in braccata;
c) i cacciatori, privi dei requisiti di cui alle lettere a) e b), in possesso di attestato di frequenza rilasciato dalle associazioni venatorie per la partecipazione a corsi di formazione e specializzazione relativi alle norme di comportamento e di sicurezza per la caccia al cinghiale in braccata e in girata;
d) i conduttori di cani da limiere abilitati dalla provincia o dalla Regione, sia per la partecipazione alla braccata, sia quali responsabili degli interventi in girata;
e) i conduttori abilitati dei cani da traccia iscritti negli specifici albi della provincia o della Regione, nell'esercizio delle specifiche attività di recupero.
2. Sono abilitati alla gestione faunistico venatoria del cinghiale per la caccia in selezione i cacciatori abilitati al prelievo selettivo sulla specie cinghiale.
3. Nel calendario venatorio può essere disciplinato il prelievo del cinghiale in forma singola in aree non vocate, da parte di cacciatori in possesso dei contrassegni inamovibili da apporre sui capi abbattuti, consegnati dall’ATC.
4. La struttura competente della Giunta regionale, con specifico provvedimento può riconoscere la validità delle abilitazioni conseguite in regioni diverse dalla Toscana previa verifica dell’equipollenza del titolo posseduto.
5. La struttura competente della Giunta regionale organizza e gestisce l'albo regionale inserito nel SIFV nel quale, per ogni cacciatore sono registrate le abilitazione possedute.
6. I cacciatori in possesso delle abilitazioni di cui ai commi 1, 2 e 3 sono equiparati ai cacciatori di cui all’articolo 37, comma 4 della l.r 3/1994 , per la specie di riferimento.
Art. 73
Caccia al cinghiale nelle aree vocate gestite dagli ATC (articolo 4 della l.r. 10/2016 )
1. La caccia al cinghiale nelle aree vocate gestite dagli ATC è esercitata in braccata, nei periodi, giornate ed orari stabiliti dall'ATC tenuto conto di quanto fissato dal calendario venatorio regionale e in modo tale da garantire lo svolgersi delle altre forme di caccia. Il calendario venatorio può altresì fissare i periodi per l'esercizio della caccia di selezione nelle aree vocate, riservata ai cacciatori abilitati iscritti alle squadre del distretto.
2. L'ATC può differenziare, prima dell’inizio della stagione venatoria, i periodi, le giornate e gli orari di cui al comma 1 nei diversi distretti, in funzione di particolari e motivate esigenze.
3. La caccia al cinghiale è esercitata dai cacciatori abilitati, iscritti all’apposito registro regionale e nei registri dell'ATC. L'ATC provvede, prima dell'inizio della stagione di caccia, ad assegnare i cacciatori iscritti nel registro regionale alla relativa squadra di caccia al cinghiale in braccata utilizzando il SIFV.
4. La caccia al cinghiale in braccata si effettua con cacciatori riuniti in squadre composte da almeno trenta iscritti. Ogni cacciatore può iscriversi ad una sola squadra in Toscana. Ogni squadra può essere iscritta ad un solo ATC. Presso ogni ATC è istituito il registro delle squadre di caccia al cinghiale, che viene annualmente aggiornato con le iscrizioni dei cacciatori alle squadre esistenti.
5. Le braccate possono essere effettuate con la presenza di almeno diciotto cacciatori, tra ospiti ed iscritti alla squadra. Tale numero può raggiungersi anche con la somma di cacciatori afferenti a due o più squadre che svolgono insieme la braccata. Il numero dei cacciatori ospiti deve essere comunque inferiore alla metà dei cacciatori presenti alla braccata.
6. Alle braccate al cinghiale possono partecipare, in qualità di ospiti, anche cacciatori iscritti all'ATC non in possesso dei requisiti di cui all’articolo 72 e non iscritti alla squadra, e cacciatori in mobilità.
7. Entro il 31 maggio di ogni anno i responsabili delle squadre fanno domanda all’ATC di iscrizione al registro, comunicando contestualmente l’elenco dei cacciatori iscritti alla squadra e il distretto e le aree di battuta nelle quali intendono cacciare.
8. L’ATC assegna le aree di caccia secondo i seguenti metodi: sorteggio giornaliero, rotazione pro-grammata o assegnazione diretta. L’eventuale assegnazione diretta alle squadre, che presuppone l’accordo della maggioranza dei cacciatori iscritti, può avere una durata massima di cinque anni.
9. L’ATC può revocare l’assegnazione diretta, con conseguente assegnazione fatta giornalmente per sorteggio o rotazione programmata, nei seguenti casi:
a) mancata realizzazione del piano annuale di gestione del distretto;
b) aumento dei danni rispetto all’anno precedente;
c) eventuale variazione dei confini dell’area vocata oggetto di assegnazione.
10. Nella caccia in braccata al cinghiale sono utilizzabili:
a) fucile a canna liscia caricato con munizioni a palla unica;
b) armi a canna rigata di calibro non inferiore a 7 millimetri o 270 millesimi di pollice. È altresì ammesso l’uso di fucili a due o tre canne;
c) arco di potenza non inferiore a 50 libbre standard AMO, con allungo di 28 pollici e frecce dotate di punta a lama semplice o multipla non inferiore a 25 millimetri;
d) apparecchi radio ricetrasmittenti, esclusivamente a fini di sicurezza.
11. Nella caccia di selezione al cinghiale sono utilizzabili le armi di cui al comma 10, lettere b) munite di ottica e c).
12. I partecipanti alla caccia al cinghiale in braccata non possono portare cartucce a munizione spezzata. I battitori e i bracchieri possono portare cartucce caricate a salve.
13. Il responsabile della braccata deve compilare, prima dell’inizio della braccata, la scheda delle presenze, e a fine braccata la scheda contenente i capi abbattuti e quelli avvistati e non abbattuti. Le schede rilasciate dall’ATC devono essere riconsegnate all’ATC stesso entro quindici giorni dal termine del periodo di caccia. Tali procedure sono sostituite da quelle di trasmissione dati via telefonica o web se disponibili.
14. Il numero delle squadre iscritte nel registro dell'ATC non può essere superiore al numero delle squadre iscritte alla data di entrata in vigore del presente regolamento.
15. Le squadre di cui al comma 4, in accordo con le amministrazioni comunali competenti, con l'ATC di riferimento e con gli agricoltori operanti nelle aree limitrofe, possono realizzare interventi di miglioramento ambientale con colture a perdere in area vocata, privilegiando il recupero dei terreni agricoli incolti.
CAPO III
Prelievo selettivo degli altri ungulati
Art. 74
Esercizio della caccia di selezione a cervidi e bovidi (articoli 4 e 6 della l.r. 10/2016 )
1. La caccia di selezione a cervidi e bovidi è esercitata, salvo quanto previsto all’articolo 67 per il territorio a caccia programmata e all’articolo 69 per gli istituti privati, dai cacciatori abilitati e iscritti nell’apposito registro regionale.
2. La caccia di selezione nelle aree vocate è esercitata esclusivamente in forma individuale, con i sistemi della cerca e dell’aspetto, senza l’uso dei cani, ad eccezione dei cani da traccia abilitati ENCI condotti a guinzaglio dal rispettivo conduttore abilitato, e con l’esclusione di qualsiasi forma di battuta.
Art. 75
Caccia di selezione a cervidi e bovidi nelle aree vocate gestite dagli ATC (articolo 6 della l.r. 10/2016 )
1. I cacciatori che hanno effettuato l’opzione di caccia ai sensi dell’articolo 28, comma 3, lettera c) della l.r. 3/1994 possono iscriversi ed effettuare la caccia di selezione ad un solo distretto posto in area vocata, per ciascuna specie e per ciascun ATC nel quale sono iscritti, sia come residenza venatoria, sia come ulteriore ATC.
2. Gli ATC prevedono nei propri disciplinari le modalità di accesso ai distretti di propria competenza, e le attività obbligatorie necessarie per esercitare la gestione venatoria di ciascuna specie. Gli ATC possono sospendere l'accesso ai distretti a cacciatori che abbiano commesso irregolarità nella gestione, ai sensi di quanto previsto da specifico disciplinare approvato dal comitato di gestione.
3. Il comitato di gestione dell’ATC assegna ad ogni distretto i cacciatori di selezione abilitati privilegiando coloro che hanno effettuato l’opzione ai sensi dell’ articolo 28, comma 3, lettera d) della l.r. 3/1994 in proporzione al numero dei capi prelevabili, della superficie e delle caratteristiche ambientali del distretto e delle effettive esigenze gestionali. Nel piano faunistico venatorio regionale sono indicati i criteri per la determinazione della saturazione dei distretti per la caccia al capriolo.
4. Il comitato di gestione destina la cessione dei diritti di caccia di una quota non inferiore al 20 per cento di cervidi e bovidi, abbattibili con la caccia di selezione, ai cacciatori del distretto, oppure a cacciatori non aventi residenza venatoria o non iscritti o non abilitati accompagnati da cacciatori iscritti al distretto. I capi che non sono stati ceduti all'inizio del periodo di prelievo annuale, devono comunque essere ripartiti tra i cacciatori del distretto.
5. Per la caccia di selezione sono utilizzabili armi a canna rigata a caricamento singolo manuale o a ripetizione semiautomatica, di calibro non inferiore a 5,6 millimetri, con bossolo a vuoto di altezza non inferiore a 40 millimetri. È altresì ammesso l’uso di fucili a due o tre canne, con l’obbligo dell’uso esclusivo della canna rigata. Qualsiasi arma utilizzata per il prelievo selettivo deve essere munita di ottica di puntamento.
6. Per ciascuna specie sono ammessi i seguenti calibri minimi:
a) capriolo calibro minimo utilizzabile 5,6 millimetri, con bossolo a vuoto di altezza non inferiore a 40 millimetri;
b) muflone calibro minimo utilizzabile 6 millimetri;
c) daino calibro minimo utilizzabile 6 millimetri;
d) cervo calibro minimo utilizzabile 7 millimetri o 270 millesimi di pollice;
e) cinghiale calibro minimo utilizzabile 5,6 millimetri.
7. E' altresì utilizzabile l'arco, comunque di potenza non inferiore a 40 libbre standard AMO per il capriolo e 50 libbre per le altre specie, con allungo di 28 pollici e frecce dotate di punta a lama semplice o multipla non inferiore a 25 millimetri.
8. Su ogni capo di cervidi e bovidi abbattuto il cacciatore deve apporre un contrassegno numerato, rilasciato dall’ATC, prima di rimuoverlo dal luogo di abbattimento.
9. L’ATC dispone le modalità di prenotazione e comunicazione delle uscite di caccia, dell’utilizzo dei punti e percorsi di tiro e dei settori di prelievo, di raccolta e comunicazione dei dati relativi alle uscite e di controllo dei capi abbattuti.
10. Con riferimento al recupero dei capi feriti e alle verifiche sui capi abbattuti si applica quanto previsto agli articoli 70 e 71.
CAPO IV
Gestione faunistico venatoria del cervo appenninico
Art. 76
Finalità (articoli 4 e 6 della l.r. 10/2016 )
1. La gestione faunistico venatoria del cervo appenninico ha come scopo la conservazione nel tempo della specie nelle aree ad essa vocate nonché il mantenimento delle caratteristiche naturali delle popolazioni in termini di struttura demografica.
2. La gestione faunistico venatoria del cervo appenninico si realizza attraverso programmi e metodi che considerano in modo unitario le popolazioni, nonostante le suddivisioni amministrative e gestionali del territorio dalle stesse occupato.
Art. 77
Comprensorio e organi di gestione (articoli 4 e 6 della l.r. 10/2016 )
1. Per ciascuna popolazione presente sul territorio appenninico viene individuato un comprensorio geografico e amministrativo di gestione sulla base dell'areale distributivo complessivo della popolazione stessa ed eventuali sub-comprensori.
2. I confini dei comprensori di applicazione della gestione del cervo appenninico sono definiti dalla Regione tenendo conto delle indicazioni della commissione tecnica.
3. I comprensori sono suddivisi in sub-comprensori a loro volta divisi in unità di gestione ,Distretti, Istituti faunistici, aree protette, che rappresentano la base minima territoriale per una razionale attività gestionale compreso il prelievo. Le unità di gestione sono di tipo conservativo o non conservativo.
4. Le Unità di Gestione non conservative rappresentano la suddivisione, per gli scopi gestionali, delle aree non vocate per la specie, definite dalla Regione. In esse si applicano le attività e procedure previste all'articolo 67.
5. Per ciascun comprensorio vengono individuate una commissione di coordinamento e una commissione tecnica.
Art. 78
Commissione di coordinamento (articoli 4 e 6 della l.r. 10/2016 )
1. La commissione di coordinamento viene nominata con atto della competente struttura della Giunta regionale. Nella commissione di coordinamento sono rappresentate le Regioni, gli enti di gestione delle aree protette nazionali e regionali di cui alla Sito esternol. 394/1991 (Legge quadro sulle aree protette) inclusi nel territorio, gli ATC interessati territorialmente e l’ISPRA.
2. La commissione nomina al proprio interno un presidente ed un segretario e può richiedere, quando ne ravvisi la necessità, la partecipazione di altri soggetti interessati a determinati aspetti gestionali. La commissione inoltre può chiedere alle organizzazioni professionali agricole la nomina di un rappresentante per le tematiche relative all’interazione con le attività agricole.
3. La commissione di coordinamento ha i seguenti compiti:
a) fornire alla commissione tecnica gli indirizzi per la predisposizione del piano poliennale di gestione tenuto conto delle indicazioni contenute negli strumenti di pianificazione e programmazione regionali;
b) adottare il piano poliennale di gestione che viene recepito dalle regioni nei propri atti di pianificazione faunistica.
Art. 79
Commissione tecnica (articoli 4 e 6 della l.r. 10/2016 )
1. La commissione tecnica è composta da tecnici faunistici nominati rispettivamente dalla competente struttura della Giunta regionale e dall'ATC ricadente nel comprensorio di gestione, anche con riferimento a ciascuna seduta. Qualora nel comprensorio sia compreso il territorio di un parco nazionale l’ente di gestione può nominare un proprio tecnico.
2. I tecnici faunistici di cui al comma 1, sono nominati tenendo conto delle indicazioni dell’ISPRA sui requisiti professionali minimi che devono essere posseduti dai componenti delle commissioni tecniche per la gestione del cervo.
3. Ciascun tecnico, nel territorio di competenza, oltre a curare i rapporti di natura tecnica con i diversi soggetti coinvolti nella gestione del cervo, indirizza e coordina le attività previste nel programma annuale operativo provvedendo anche all’elaborazione dei dati.
4. La commissione tecnica ha il compito di:
a) predisporre la proposta di piano poliennale di gestione;
b) predisporre il programma annuale operativo che viene approvato dalla competente struttura della Giunta regionale;
c) definire e curare le procedure tecniche ed organizzative per la realizzazione degli interventi di gestione;
d) curare i rapporti di natura tecnica con i soggetti coinvolti nella realizzazione degli obiettivi di gestione;
e) consegnare alla commissione di coordinamento una relazione annuale sull’attività svolta, sugli obiettivi raggiunti e sulle problematiche riscontrate.
Art. 80
Strumenti di gestione delle popolazioni (articoli 4 e 6 della l.r. 10/2016 )
1. Gli strumenti di gestione delle popolazioni di cervo appenninico sono il piano poliennale di gestione e il programma annuale operativo.
2. Il piano poliennale di gestione è lo strumento di programmazione per la gestione faunistico venatoria nell’ambito di ciascun comprensorio.
3. Il programma annuale operativo è lo strumento che indica le attività gestionali necessarie per il raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano poliennale di gestione.
Art. 81
Piano poliennale di gestione (articoli 4 e 6 della l.r. 10/2016 )
1. La gestione faunistico venatoria della popolazione di cervo nell’ambito di ciascun comprensorio si realizza con l’attuazione di un piano poliennale di gestione.
2. Nel piano poliennale di gestione sono definiti:
a) gli obiettivi della gestione a breve, medio e lungo termine finalizzati alla gestione della specie in un rapporto di compatibilità con le attività agro-silvo-pastorali;
b) gli interventi diretti ed indiretti da realizzarsi sulla popolazione in rapporto con il territorio ospite;
c) l’organizzazione della gestione faunistica e venatoria nel comprensorio tenuto conto delle norme e dei regolamenti regionali e delle finalità di ciascuna unità di gestione.
Art. 82
Programma annuale operativo (articoli 4 e 6 della l.r. 10/2016 )
1. La commissione tecnica, sulla base dei contenuti del piano poliennale di gestione e della relazione annuale relativa all’attività svolta, tenuto conto degli obiettivi raggiunti e delle problematiche riscontrate, propone il programma annuale operativo.
2. Il programma annuale operativo contiene:
a) l’individuazione cartografica e l’aggiornamento dell’areale riproduttivo e annuale della popolazione;
b) l’individuazione dei sub-comprensori, e delle unità di gestione in essi ricadenti;
c) le attività necessarie alla valutazione della consistenza e della struttura della popolazione;
d) il programma delle analisi previste per valutare le condizioni sanitarie e le caratteristiche biometriche della popolazione;
e) i tempi e i metodi di raccolta dei dati inerenti l’impatto della specie sulle attività antropiche ivi compresi i dati relativi agli incidenti stradali;
f) l’organizzazione della gestione faunistico venatoria dei sub-comprensori e delle unità di gestione;
g) la definizione cartografica e progettuale degli interventi previsti di miglioramento ambientale e di prevenzione dei danni alle produzioni agricole;
h) il piano di prelievo;
i) gli eventuali interventi di cattura.
3. Nel programma annuale operativo vengono individuati, d’intesa con gli ATC, i soggetti responsabili delle attività previste nonché, sono definite le modalità e i tempi per la realizzazione delle attività stesse.
Art. 83
Organizzazione del prelievo (articoli 4 e 6 della l.r. 10/2016 )
1. Il prelievo venatorio del cervo appenninico è effettuato attraverso il prelievo selettivo ed è organizzato in modo unitario nell’ambito di ciascun comprensorio.
2. Il prelievo è ripartito nei sub-comprensori e nelle unità di gestione in funzione delle esigenze gestionali.
3. Il prelievo è organizzato e ripartito, tenuto conto dell’unitarietà del comprensorio, tra i diversi sub-comprensori e le singole Unità di Gestione sulla base della superficie e della consistenza numerica di cervi presente e della vocazione di ciascuna unità di gestione.
4. Nell’ambito di ciascun ATC, sono da questo individuati punti di raccolta e controllo finalizzati agli accertamenti della corrispondenza tra classe assegnata e capo abbattuto e ai rilevamenti biometrici e sanitari. Nei punti di controllo operano rilevatori biometrici addetti al controllo dei capi abbattuti.
5. La gestione faunistico venatoria si basa sull’attività dei cacciatori di cervo abilitati e iscritti ai distretti presenti nel comprensorio.
6. Ciascun cacciatore abilitato al prelievo del cervo appenninico può iscriversi ad un solo comprensorio regionale.
7. La gestione faunistico venatoria del cervo appenninico deve essere economicamente autosufficiente. I comitati di gestione degli ATC possono richiedere ai cacciatori che partecipano alla gestione entro il comprensorio, un contributo commisurato alle spese di gestione ed di organizzazione.
Art. 84
Assegnazione dei prelievi nelle aziende faunistico venatorie e agrituristico venatorie (articoli 4 e 6 della l.r. 10/2016 )
1. L’assegnazione di una quota di capi da prelevare alle aziende faunistico venatorie e alle aziende agrituristico venatorie rientra nel piano di prelievo del comprensorio in cui ricade l’azienda ed è subordinata allo svolgimento di tutte le attività di gestione previste per il distretto stesso come censimenti, miglioramenti ambientali, verifica dei capi abbattuti.
2. I capi abbattuti devono pervenire ai punti di controllo utilizzati nel comprensorio di gestione.
Art. 85
Modalità di prelievo (articoli 4 e 6 della l.r. 10/2016 )
1. Il prelievo dei soggetti previsti dal programma annuale operativo può essere eseguito esclusivamente con fucile a colpo singolo o a ripetizione manuale con una o più canne rigate avente calibro non inferiore ai 7 millimetri, o 270 millesimi di pollice dotato di ottica di puntamento.

Note del Redattore:

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V. Sito esternoB.U. n. 38 del 20 settembre 2017 , parte prima, errata corrige.