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Regolamento 1 dicembre 2004, n. 69/R

Regolamento di attuazione, di cui all' articolo 15 , comma 3, della legge regionale 29 dicembre 2003, n. 67 (Ordinamento del sistema regionale della protezione civile e disciplina della relativa attività), concernente "Organizzazione delle attività del sistema regionale della protezione civile in emergenza".

Bollettino Ufficiale n. 50, parte prima del 10 dicembre 2004

Capo III
- MODALITA' DI RACCORDO IN EMERGENZA O IN VISTA DI UNA EMERGENZA
Art. 08
- Definizione
1. Le disposizioni del presente capo regolamentano le modalità generali con le quali i vari soggetti che compongono il sistema regionale della protezione civile si rapportano, in emergenza o in vista di una emergenza, tra loro e con i soggetti che concorrono o partecipano, ai sensi della normativa vigente alle attività di protezione civile, in modo da realizzare la massima integrazione nelle attività di rispettiva competenza e la massima efficacia di intervento.
2. Le disposizioni del presente capo costituiscono riferimento per la Regione e gli enti locali ai fini della definizione delle procedure operative di propria competenza nonché della sottoscrizione di accordi ai sensi dell' articolo 7 , comma 3, della l.r. 67/2003 .
Art. 09
- Raccordo informativo
1. Una reciproca e tempestiva informazione costituisce un elemento strategico di coordinamento delle attività dei vari soggetti che operano nell'ambito di una emergenza di protezione civile nonché presupposto per l'attivazione delle iniziative di competenza dei medesimi.
2. Salvo quanto specificatamente previsto nei piani di protezione civile locali e nei piani operativi regionali, costituiscono oggetto di raccordo informativo:
a) l'evoluzione in loco della situazione meteorologica prevista negli di avvisi di criticità idraulica e idrogeologica e le risultanze dell'attività di monitoraggio e di presidio attivata in sede locale;
b) la segnalazione di eventi e i danni conseguenti;
c) la segnalazione dell'attivazione delle strutture preposte alle attività di centro operativo.
3. Le informazioni attinenti la lettera a) sono oggetto di costante rapporto informativo tra gli enti locali e la Regione, secondo le modalità definite dalla Giunta regionale in attuazione degli indirizzi operativi nazionali in materia di procedure di allertamento.
4. La segnalazione degli eventi e dei conseguenti danni è comunicata dai singoli comuni alla provincia e alla Regione.
5. La attivazione delle strutture comunali e intercomunali preposte alle attività di centro operativo è comunicata alla provincia, alla Regione, alla azienda sanitaria locale competente, al comando provinciale dei vigili del fuoco e alla prefettura. L'attivazione delle strutture provinciali è comunicata ai medesimi soggetti e ai comuni.
6. L'attivazione delle strutture regionali di cui al capo IV, la dichiarazione dello stato di emergenza regionale e l'assunzione del coordinamento degli interventi di soccorso regionale è comunicata dalla Regione:
a) al dipartimento della protezione civile;
b) alle province e alle prefetture interessate per territorio;
c) alla direzione regionale dei vigili del fuoco;
d) ai comuni interessati.
7. La Regione trasmette al dipartimento della protezione civile le altre informazioni di cui al presente articolo richieste o comunque rilevanti.
Art. 10
- Raccordo strategico-operativo al medesimo livello territoriale
1. Di norma il raccordo strategico-operativo degli enti locali con le altre componenti del sistema regionale di protezione civile operanti al medesimo livello territoriale avviene attraverso la attivazione di un organismo di coordinamento, di seguito denominato unità di crisi. (1)

Comma così sostituito con D.p.g.r. 12 settembre 2006, n. 44/R, art. 1.

2. Nell'ambito dell'unità di crisi sono concordemente assunte le iniziative da intraprendere da parte di ciascun soggetto partecipante, nel rispetto delle competenze previste dall'ordinamento vigente e in modo da assicurare la massima integrazione delle rispettive attività.
3. La composizione delle unità di crisi, i presupporti per la convocazione e le modalità di svolgimento dell'attività di competenza sono definiti dal piano di protezione civile dell'ente. (2)

Parole soppresse con D.p.g.r. 12 settembre 2006, n. 44/R, art. 1.

4. Il raccordo tra l'attività delle unità di crisi e l'attività di competenza delle strutture operative statali è definito ai sensi dell'articolo 5, commi 4 e 4bis Sito esternodel decreto legge 7 settembre 2001, n.343 (Disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte alle attività di protezione civile e per migliorare le strutture logistiche nel settore della difesa civile), convertito, con modificazioni, dalla Sito esternolegge 9 novembre 2001, n.401 . (1)

Comma così sostituito con D.p.g.r. 12 settembre 2006, n. 44/R, art. 1.

Art. 11
- Unità di crisi comunale
1. A livello comunale, l'unità di crisi è convocata dal Sindaco, dall'Assessore delegato o dal diverso soggetto competente in base all'ordinamento interno, nelle situazioni di emergenza più significative.
2. L'unità di crisi comunale prevede, di norma, la partecipazione:
a) dei responsabili dei servizi comunali interessati dall'emergenza tra cui, in particolare, del servizio tecnico, viabilità, sociale, polizia municipale, edilizia;
b) di un referente della azienda sanitaria locale competente per territorio, ove la situazione di criticità riguardi i presidi ospedalieri presenti sul territorio comunale;
c) un rappresentante degli enti o società erogatori dei servizi pubblici essenziali;
f) una rappresentanza delle organizzazioni di volontariato operanti a livello comunale, per il coordinamento e l'utilizzo delle risorse impegnate nell'attività di soccorso in conformità alle previsioni dei piani di protezione civile comunali;
g) gli altri soggetti individuati nel piano di protezione civile comunale.
Art. 12
- Unità di crisi provinciale
1. A livello provinciale, l'unità di crisi è convocata dal Presidente della provincia, dall'Assessore delegato o dal diverso soggetto competente in base all'ordinamento interno.
2. L'unità di crisi provinciale prevede, di norma, la partecipazione:
a) dei responsabili dei servizi provinciali interessati dall'emergenza, tra cui in particolare del servizio difesa del suolo, viabilità, opere pubbliche, polizia provinciale, edilizia, ambiente;
b) di un referente della azienda sanitaria locale competente per territorio;
c) di un rappresentante delle organizzazioni di volontariato operanti a livello provinciale, in conformità a quanto definito nell'ambito dei coordinamenti provinciali del volontariato;
d) di un rappresentante degli enti o società erogatori dei servizi pubblici essenziali;
h) degli altri soggetti individuati nel piano di protezione civile provinciale.
3. L'unità di crisi provinciale opera in raccordo con i comuni interessati. Ove gli interventi per fronteggiare la situazione di emergenza in atto o prevista coinvolgano anche il territorio del comune capoluogo di provincia, all'unità di crisi provinciale è invitato a partecipare anche un rappresentante del comune, ai fini di assicurare ogni possibile forma di integrazione operativa nonché la partecipazione alle eventuali decisioni che coinvolgano anche il territorio comunale.
4. L'unità di crisi provinciale opera in raccordo e coordinandosi con l'unità di crisi regionale di cui all' articolo 20 , in conformità a quanto previsto dai piani operativi regionali. A tale fine la Regione invia presso l'unità di crisi un proprio rappresentante.
Art. 13
- Raccordo strategico operativo tra diversi livelli territoriali
1. Ai fini di favorire il raccordo strategico operativo tra gli enti operanti a livelli territoriali diversi e, in particolare, il raccordo tra livello provinciale e il livello comunale, la provincia può attivare sedi di coordinamento operativo decentrate che garantiscono, per l'ambito intercomunale di riferimento, i collegamenti informativi ed operativi con i singoli comuni afferenti all'ambito medesimo.
2. Al fine di garantire la tempestiva operatività delle sedi di cui al comma 1, le medesime sono previste nel piano di protezione civile provinciale che ne predetermina l'ubicazione e il territorio di competenza, in conformità a quanto disposto dall' articolo 18 , commi 3 e 4, della l.r. 67/2003 , nonché le modalità per il relativo funzionamento e il soggetto responsabile.
3. Resta fermo che, ove in rapporto alla effettiva situazione di emergenza in atto, la predeterminazione effettuata nel piano provinciale non garantisca le finalità di cui al comma 1, la provincia, sentita la Regione, attiva la sede di coordinamento nella ubicazione più funzionale anche in difformità alle previsioni del piano e provvede alla relativa organizzazione.
4. L'organizzazione delle sedi di coordinamento decentrate può essere funzionale alla gestione dei rapporti con i comuni afferenti, anche nei casi in cui sia dichiarato lo stato di emergenza nazionale; a tal fine gli elementi di cui al comma 2 sono definiti in collaborazione con i competenti organi dello Stato.
5. In caso di dichiarazione dello stato di emergenza regionale all'attivazione delle sedi di cui al presente articolo provvede la Regione, sentita la provincia interessata.

Note del Redattore:

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Comma così sostituito con D.p.g.r. 12 settembre 2006, n. 44/R , art. 1.

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Parole soppresse con D.p.g.r. 12 settembre 2006, n. 44/R , art. 1.

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Lettera abrogata con D.p.g.r. 12 settembre 2006, n. 44/R , art. 2.

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Lettera abrogata con D.p.g.r. 12 settembre 2006, n. 44/R , art. 3.